Le autorità europee e nazionali stanno monitorando le reazioni avverse alla somministrazione dei vaccini. Si tratta di dati empirici di valore inestimabile a condizione che le procedure di raccolta siano efficienti.

La morte della giovane ligure che si era sentita male dopo la somministrazione della prima dose del vaccino Vaxzevria (AstraZeneca) riapre drammaticamente il capitolo dell’efficacia e della sicurezza dell’intera campagna vaccinale.
Basta dare un occhio agli strilli dell’informazione per comprendere come il rischio di piombare nel panico sia reale e debba essere scongiurato. È inutile girarci intorno: la sequenza temporale degli eventi e la presenza della trombosi possono indurre a ritenere che post hoc, ergo propter hoc, ovvero che quel che capita dopo è necessariamente causato da quel che si è fatto prima. Oggi più che mai dobbiamo usare la ragione per evitare che l’emozione di una tragedia generi sconforto e confusione: la campagna vaccinale contro il covid non può essere messa in discussione. 

Le autorità europee e nazionali stanno monitorando le reazioni avverse, lievi e gravi e i decessi riconducibili, allo stato delle conoscenze, alla somministrazione dei vaccini. Si tratta di elementi di valore inestimabile, perché rappresentano i dati empirici che possono consentire di correggere teorie, prassi e convinzioni sulle politiche vaccinali.
Tutto ciò a condizione che le procedure di farmacovigilanza siano efficienti nella raccolta dei dati e analoghe -quanto meno- per tutti i paesi europei.

È così? In Germania tutte le reazioni avverse al vaccino si segnalano tramite un semplice modulo online sul sito dell’AkdÄ, equivalente della nostra AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), in una sola pagina e con un solo click. In Italia, si può scrivere o telefonare ai responsabili della farmacovigilanza della propria regione, il cui elenco è pubblicato sul sito dell’AIFA, oppure compilare un modulo online, decisamente più complesso e articolato dell’omologo tedesco. Attenzione però, in Basilicata e in Calabria il responsabile della farmacovigilanza non è stato ancora nominato, mentre in Lombardia non è prevista la segnalazione telefonica.

Al Governo e alle autorità sanitarie spetta il compito di rassicurare l’opinione pubblica sui risultati della farmacovigilanza e sulla loro costante disponibilità a rivedere qualsiasi predefinita strategia alla luce dei dati dell’esperienza reale. Ma l’Italia è ancora il paese in cui esistono venti diverse politiche sanitarie che non sono state in grado di partorire un unico fascicolo sanitario elettronico, primo passo verso una moderna gestione del paziente. Non è in ballo soltanto l’intera campagna di contrasto al covid, è in ballo il futuro economico della nostra nazione e quindi delle nostre libertà.

Pubblicato su La Ragione, edizione cartacea del 12 giugno 2021.

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