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	<title>demagogia Archivi - Andrea Pruiti</title>
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	<description>A parità di fattori la spiegazione più semplice è da preferire</description>
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	<title>demagogia Archivi - Andrea Pruiti</title>
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		<title>2 febbraio 2021, l&#8217;Italia non ha mancato l&#8217;appuntamento con la Storia</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2021 22:23:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>2 febbraio 2021, non una data qualunque, una data che sarà ricordata nella Storia, come il giorno nel quale -finalmente- la politica si è riappropriata della P maiuscola. Il merito di questa svolta, nell’aria già da parecchie settimane, è di Matteo Renzi, non ho difficoltà a riconoscerlo, da liberale che si è battuto contro il [&#8230;]</p>
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<p>2 febbraio 2021, non una data qualunque, una data che sarà ricordata nella Storia, come il giorno nel quale -finalmente- la politica si è riappropriata della P maiuscola.</p>



<p>Il merito di questa svolta, nell’aria già da parecchie settimane, è di Matteo Renzi, non ho difficoltà a riconoscerlo, da liberale che si è battuto contro il “suo” referendum costituzionale del 2016, pur non avendolo mai votato, Renzi ha condotto una trattativa politica al rialzo che ha trovato il suo acme nell’arroccamento del movimento 5 stelle sul nome dell’ex Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte.</p>



<p>Quell’arroccamento sul nome di Conte ha posto in scacco contemporaneamente il movimento 5 stelle e il PD, la mossa da maestro di Renzi, quella dello scacco matto, è stata di elencare i temi divisivi, sui quali non si è trovata la quadra e fare saltare il tavolo delle trattative.</p>



<p>A quel punto il Presidente della Repubblica aveva una sola via credibile da percorrere per il bene del Paese, quella che ha percorso! Tirare fuori dal cilindro il nome di Draghi, un nome sul quale nessuno può sollevare dubbi di competenza, che garantisce all’Italia il più alto livello di rappresentanza istituzionale possibile.</p>



<p>Renzi lo sapeva, e ha fatto in modo che i suoi avversari si impiccassero da soli.</p>



<p>Così in un sol colpo, possiamo dire addio a Giuseppe Conte, Alfonso Bonafede, Luigi Di Maio, Lucia Azzolina e a tutta la corte dei miracoli del movimento 5 stelle e alle seconde fila del Partito Democratico. In un sol colpo, grazie a Matteo Renzi, l’Italia si risveglierà con un governo finalmente composto da personalità competenti, che ci garantiranno di non doverci più vergognare perché il Ministro degli Esteri sbaglia il nome del Presidente della Repubblica Popolare Cinese o quello del Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, o per un Ministro della Giustizia che non sa che una Sentenza civile è già un titolo esecutivo o ancora per un Presidente del Consiglio che sferza la Costituzione e impone restrizioni formidabili alle libertà degli italiani, con provvedimenti formalmente e sostanzialmente fuori dallo Stato di Diritto.</p>



<p>Il 2 febbraio 2021 è la data nella quale soltanto chi non vuole vedere non percepisce che la politica demagogica e populista ha alzato finalmente bandiera bianca.</p>



<p>Adesso abbiamo d’avanti a noi un libro bianco, ancora da scrivere, avremo un governo che ci farà comprendere nuovamente quanto importante sia la competenza in politica.</p>



<p>Grazie Renzi, Grazie Mario Draghi, auguri Italia!</p>
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		<title>I danni del populismo e della demagogia ai tempi del Covid-19</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Apr 2020 13:52:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il populismo e la demagogia hanno connotato l’ultima campagna elettorale del 2018 e hanno contraddistinto la retorica politica tanto del governo giallo-verde, quanto di quello giallo-rosso. Ma in questa condizione di emergenza sanitaria che stringe il Paese in una morsa mortale, la comunicazione politica è cambiata? Parlare alla pancia della gente, si sa, è il [&#8230;]</p>
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<figure class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1280" height="853" src="http://www.andreapruiti.eu/wordpress/wp-content/uploads/2020/04/salvini_serio_mascherina_fg.jpg" data-id="263" class="wp-image-263" srcset="https://www.andreapruiti.eu/wordpress/wp-content/uploads/2020/04/salvini_serio_mascherina_fg.jpg 1280w, https://www.andreapruiti.eu/wordpress/wp-content/uploads/2020/04/salvini_serio_mascherina_fg-300x200.jpg 300w, https://www.andreapruiti.eu/wordpress/wp-content/uploads/2020/04/salvini_serio_mascherina_fg-1024x682.jpg 1024w, https://www.andreapruiti.eu/wordpress/wp-content/uploads/2020/04/salvini_serio_mascherina_fg-768x512.jpg 768w, https://www.andreapruiti.eu/wordpress/wp-content/uploads/2020/04/salvini_serio_mascherina_fg-450x300.jpg 450w, https://www.andreapruiti.eu/wordpress/wp-content/uploads/2020/04/salvini_serio_mascherina_fg-90x60.jpg 90w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></figure></li></ul></figure>



<p>Il populismo e la demagogia hanno connotato l’ultima campagna elettorale del 2018 e hanno contraddistinto la retorica politica tanto del governo giallo-verde, quanto di quello giallo-rosso. Ma in questa condizione di emergenza sanitaria che stringe il Paese in una morsa mortale, la comunicazione politica è cambiata?</p>



<p>Parlare alla pancia della gente, si sa, è il metodo migliore per ottenere un consenso immediato, da mettere subito all’incasso di una competizione elettorale. Lo sanno bene i cinquestelle, che sono divenuti primo partito nelle elezioni politiche del 2008, raggiungendo quasi il 33% alla Camera dei Deputati e al Senato, ma lo sa ancora meglio la Lega di Matteo Salvini, che partendo dal 17% del 2018, in meno di un anno di governo e utilizzando in maniera professionale la retorica demagogica e populista, ha raggiunto, alle elezioni europee del maggio 2019, il 34,26% dei consensi; un balzo enorme se paragonato al risultato delle politiche dell’anno precedente, da record mondiale se paragonato a quello delle europee del 2014, quando la Lega, guidata dal medesimo Salvini, ma ancora connotata da una retorica antimeridionalista, si era fermata a poco più del 6%.</p>



<p>Accertato, pertanto, quanto sia facile raccattare consensi attraverso una politica fatta di moltissime chiacchiere e di pochissimi fatti, gran parte degli altri movimenti politici italiani hanno deciso di cimentarsi nell’impresa.</p>



<p>Ma è davvero facile come sembra? O utilizzare questo tipo di dialettica politica comporta dei rischi? La domanda è ovviamente retorica! I rischi sono altissimi e i danni ingentissimi, riguardano davvero tutti.</p>



<p>I provvedimenti restrittivi della libertà personale, che hanno interessato l’Italia nel trascorso mese di marzo, hanno già prodotto un calo del PIL del 6% su base annuale e le previsioni di Confindustria giungono fino a -10%.</p>



<p>In molte città del&nbsp;<strong>Mezzogiorno</strong>,&nbsp;<strong>Palermo</strong>,&nbsp;<strong>Catania</strong>,&nbsp;<strong>Napoli</strong>&nbsp;ma più in generale anche in&nbsp;<strong>Calabria</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Puglia</strong>si sono già verificati casi di assalti ai supermercati, da parte di piccoli gruppi organizzati, che hanno tentato di fare la spesa senza pagare il conto alla cassa. In questi casi sono intervenute le forze dell’Ordine a sedare la protesta.</p>



<p>La situazione però si va complicando di giorno in giorno, sono nati e sono sempre più attivi gruppi privati su Facebook e WhatsApp, dove alcuni capipopolo aizzano le folle a organizzarsi per assaltare supermercati e negozi di generi alimentari. In questi gruppi la parola “rivoluzione” ricorre ogni giorno con sempre maggiore frequenza.</p>



<p>Il rischio che la situazione volga al peggio è davvero concreto, tanto che in molte città del Mezzogiorno la polizia è costretta a presidiare i centri commerciali e non si contano più i procedimenti penali per istigazione a delinquere che sono stati avviati.</p>



<p>Moltissime famiglie hanno difficoltà oggettive a mettere insieme il pranzo con la cena e il loro numero aumenterà esponenzialmente, nel giro di qualche giorno. Il Governo ha varato alcune misure di sostegno economico per i meno abbienti ma, all’avvio del programma, il sito dell’INPS ha rivelato tutti i suoi limiti, risultando irraggiungibile per parecchie ore. L’accaduto è stato giustificato con un attacco Hacker, ma ormai pochi ci credono veramente.</p>



<p>Tuttavia, le misure di sostegno economico appaiono oggettivamente insufficienti e i problemi destinati ad aumentare rapidamente.</p>



<p>In questo contesto,&nbsp;<strong>Giorgia</strong>&nbsp;<strong>Meloni</strong>, segretaria di Fratelli d’Italia, chiede l’erogazione di mille euro al mese per tutti gli italiani che ne facciano richiesta, Matteo Salvini addirittura propone un “anno bianco fiscale” per tutto il 2020, ovvero l’azzeramento delle tasse per tutti i cittadini, patendo dalle imprese. È evidente che queste misure si connotano per una retorica, ancora una volta, demagogica e populista. L’effetto istantaneo (ma effimero) è quello che fa salire il gradimento per questi leader politici ma l’effetto meno immediato e magari non voluto, è quello di fare percepire alle masse, già in seria difficoltà economica, che effettivamente lo Stato potrebbe fare fronte ai loro bisogni, in maniera integrale.</p>



<p>La società drogata dal reddito di cittadinanza da una parte e sfiancata dalla carenza di posti di lavoro dall’altra (l’Italia è il paese europeo con il più alto tasso di disoccupazione giovanile), si ritrova così ad avvitarsi in una spirale assistenzialista che potrebbe, nella più rosea ipotesi, garantire una magra sussistenza ma ruberebbe il futuro e ogni aspirazione alle nuove generazioni.</p>



<p>È evidente che, in queste condizioni, la protesta potrebbe facilmente sfociare in movimenti di massa di disobbedienza civile, se non di vera e propria eversione. Stupisce come i leader dei partiti maggiormente rappresentativi non percepiscano questo pericolo o lo sottovalutino drammaticamente.</p>



<p>Mi piacerebbe, in questo delicatissimo momento per la storia d’Italia e d’Europa, che coloro i quali ricoprono un incarico pubblico o di responsabilità tenessero costantemente presente che la priorità non è aumentare il consenso, in vista della prossima competizione elettorale, bensì riuscire a tenere in piedi questa nazione tra le macerie, non solo economiche, che lascerà questa pandemia.</p>



<p>Non ci possiamo permettere di alzare inutilmente i toni, le critiche e le proposte di qualsiasi schieramento politico devono essere presentate nei luoghi deputati e nelle forme previste. Siamo stanchi di annunci, slogan, lunghi monologhi e show televisivi o sui social, abbiamo bisogno di un governo vero, di persone responsabili e soprattutto di un’opposizione parlamentare che convinca per capacità e serietà delle proposte.</p>



<p>I giovani italiani non vogliono un futuro di decrescita felice con un sussidio mensile di sussistenza, vogliono avere la possibilità di lavorare e confrontarsi sui mercati mondiali, vogliono che lo Stato faccia poco e l’essenziale ma che lo faccia bene. Parliamo tanto di genio e creatività italiana, ma dove sono finite?</p>



<p>Articolo pubblicato su <a href="https://www.ilriformista.it/i-danni-del-populismo-e-della-demagogia-ai-tempi-del-covid-19-73889/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il Riformista</a>.</p>



<p></p>
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		<title>L’Unione Europea e il rischio di essere un amaro rimpianto</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2020 13:43:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’Europa in generale, con l’Italia in prima linea, da alcuni anni a questa parte, è attraversata da un crescente moto di euroscettiscismo, quando non di vera e propria tendenza disgregativa. Fino a quando -nel giugno del 2016- il 52% degli abitanti del Regno Unito votarono per uscire dall’Unione Europea, l’Europa Unita sembrava una conquista definitivamente [&#8230;]</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="682" src="http://www.andreapruiti.eu/wordpress/wp-content/uploads/2020/04/bandiera-europa.jpg" alt="" class="wp-image-259" srcset="https://www.andreapruiti.eu/wordpress/wp-content/uploads/2020/04/bandiera-europa.jpg 1024w, https://www.andreapruiti.eu/wordpress/wp-content/uploads/2020/04/bandiera-europa-300x200.jpg 300w, https://www.andreapruiti.eu/wordpress/wp-content/uploads/2020/04/bandiera-europa-768x512.jpg 768w, https://www.andreapruiti.eu/wordpress/wp-content/uploads/2020/04/bandiera-europa-450x300.jpg 450w, https://www.andreapruiti.eu/wordpress/wp-content/uploads/2020/04/bandiera-europa-90x60.jpg 90w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>L’Europa in generale, con l’Italia in prima linea, da alcuni anni a questa parte, è attraversata da un crescente moto di euroscettiscismo, quando non di vera e propria tendenza disgregativa.</p>



<p>Fino a quando -nel giugno del 2016- il 52% degli abitanti del Regno Unito votarono per uscire dall’Unione Europea, l’Europa Unita sembrava una conquista definitivamente acquisita. Fu quel democratico campanello d’allarme che incrinò il sogno europeista e diede ulteriore forza ai movimenti euroscettici.</p>



<p>Dal 2016, infatti, soprattutto in Italia, i movimenti euroscettici crebbero vistosamente e conquistarono la maggioranza assoluta dei consensi espressi per il rinnovo della Camera dei Deputati nelle ultime elezioni politiche del 2018. Lega e M5S, infatti, insieme raggiunsero il 50,03% dei voti validi per la Camera dei Deputati, un po’ meno al Senato.</p>



<p>Questa tendenza, comunque, dal 2016 ha attraversato tutta l’Europa, in Francia è cresciuto il Fronte di Marie Le Pen, in Ungheria Viktor Orbàn è divenuto primo ministro e da poche ore ha assunto pieni poteri, grazie ad un voto allucinante del parlamento, ma nessun paese membro può dichiararsi immune da questa tendenza. Certo, in alcuni stati, l’euroscetticismo si ferma sotto al 20% (Bulgaria, Estonia, Irlanda, Lituania, Polonia, Romania) ma negli altri, ovvero in quelli più popolosi e soprattutto in quelli con il PIL più alto, i numeri sono divenuti davvero preoccupanti. In questo contesto, la terribile epidemia di Covid-19 rischia di agire come un acceleratore di queste tendenze disgregativa.</p>



<p>I provvedimenti legislativi e amministrativi (sic!) che hanno sostanzialmente messo in quarantena l’Italia, così come è accaduto anche a&nbsp;<strong>Francia</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Spagna</strong>, potranno riguardare, a brevissimo, molti altri paesi europei. Le conseguenze economiche e sociali di questi provvedimenti sono drammaticamente sotto gli occhi di tutti, migliaia di imprese, piccole, medie e grandi, sono letteralmente in ginocchio e le misure, annunciate come salvifiche dal presidente del consiglio dei ministri&nbsp;<strong>Conte</strong>, rischiano di rivelarsi dei pannicelli caldi, buoni a lenire qualche fastidio ma certamente non utili a curare il malato.</p>



<p>Se le misure restrittive dovessero perdurare ancora per parecchio tempo, come sembra, potrebbero non bastare interventi straordinari per sostenere l’economia. L’ex presidente della BCE,&nbsp;<strong>Mario</strong>&nbsp;<strong>Draghi</strong>, dalle colonne del&nbsp;<em>Financial Times</em>&nbsp;ha affermato che, in tempi straordinari come quelli che stiamo vivendo, serve cambiare marcia a livello europeo. Servono maggiore e reciproco sostegno tra gli stati europei, un radicale cambio di mentalità dei popoli e dei governanti, le banche e i governi dovranno fare la loro parte e tutto questo deve avvenire adesso, non possiamo perdere ulteriore tempo.</p>



<p>In questi giorni, si susseguono le notizie di assalti ai supermercati. Fatti drammatici e criminali, certo, che tuttavia potevano e dovevano essere previsti dal Ministro dell’Interno e dal Governo. Non ci voleva la sfera di cristallo per capire che in molte città italiane, soprattutto nel Mezzogiorno, dopo oltre venti giorni di forzata reclusione domestica, senza possibilità di lavorare e senza alcun introito finanziario, migliaia di famiglie non avrebbero più avuto di che sfamarsi e, alcune di queste, avrebbero rischiato la galera piuttosto che morire di fame.<br>In questo contesto, il presidente del consiglio dei ministri&nbsp;<strong>Conte</strong>, come in un grande fratello televisivo, quasi quotidianamente entra nelle case degli italiani con “<em>monologhi alla nazione</em>”, nei quali rassicura per la tenuta dello Stato, annuncia l’erogazione di (pochi) miliardi di euro, ma si rivela incapace di placare il malessere generale.</p>



<p>In pratica, si sta facendo l’esatto contrario di quanto suggerito da&nbsp;<strong>Mario Draghi</strong>&nbsp;e lo si sta facendo anche lentamente, a più riprese, con un costante flusso di DPCM, nei quali si procede con continui aggiustamenti che, ovviamente, giungono sempre intempestivi ed insufficienti. L’immagine che se ne ricava, purtroppo, è tutt’altro che rassicurante.</p>



<p>L’attuale presidente della BCE&nbsp;<strong>Christine</strong>&nbsp;<strong>Lagarde</strong>, sulle orme del suo predecessore, pur dichiarandosi contraria agli Eurobond ha rafforzato il programma di acquisti di titoli pubblici e privati sul mercato e ha adottato misure per offrire liquidità a condizioni estremamente vantaggiose per le banche per spingere a fare credito a imprese e famiglie. Ma le banche, soprattutto quelle italiane, sono ingessate da meccanismi burocratici introdotti per evitare l’aumento di crediti inesigibili e, senza una garanzia statale, non potranno erogare un solo euro dei miliardi di liquidità messi a disposizione dalla BCE.</p>



<p>In questo contesto socio-politico, il presidente Conte, spalleggiato da&nbsp;<strong>Emmanuel</strong>&nbsp;<strong>Macron</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Pedro Sánchez</strong>&nbsp;ha chiesto, nel corso del Consiglio straordinario tra i capi di Stato e di governo europei del 26 marzo, misure straordinarie per fare fronte alla drammatica situazione, in pratica ha chiesto l’emissione degli Eurobond o Coronabond, titoli obbligazionari europei, quindi garantiti dall’Unione Europea e non dai singoli stati, attraverso i quali sarebbe possibile finanziare adeguatamente la grave crisi economica in atto.</p>



<p>Dall’altra parte della barricata, i paesi del Nord, spinti da&nbsp;<strong>Olanda</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Austria</strong>, con il pieno sostegno della&nbsp;<strong>Germania</strong>, sono contrari a qualsiasi ipotesi di Eurobond e disponibili solo all’impiego del MES (Meccanismo Europeo di Stabilità), il quale prevede la possibilità di intervenire economicamente a sostegno degli stati, ma con rigidi schemi di controllo a posteriori sulle politiche fiscali e sulla spesa pubblica.</p>



<p>Ad onor del vero, c’è da sottolineare che non è possibile concepire l’emissione di titoli obbligazionari europei, senza una comune amministrazione delle politiche fiscali.</p>



<p>Intanto, per essere rapidi nell’intervento, Il Consiglio straordinario dei Capi di Stato e di Governo si è riaggiornato al 7 aprile, senza prendere alcuna decisione e rimandando ogni misura, come se l’economia interna degli stati colpiti dall’emergenza potesse attendere altre due settimane, senza rischiare una definitiva compromissione degli asset strategici.</p>



<p>Così procedendo, i disordini sociali aumenteranno, la larghissima maggioranza delle aziende chiuderà o non riaprirà affatto dopo l’emergenza sanitaria. Bene ha fatto la&nbsp;<strong>Fondazione Einaudi</strong>&nbsp;a sviluppare una sintetica ricetta in otto punti, per fare ripartire il paese dopo l’emergenza coronavirus (<a href="https://www.ilriformista.it/coronavirus-gli-otto-punti-della-fondazione-einaudi-per-ripartire-dopo-lemergenza-71071/" rel="noreferrer noopener" target="_blank">leggi qui</a>) ma il rischio è che senza uno scatto ontologico, a livello europeo, nessun paese potrà farcela da solo.</p>



<p>L’Unione Europea si trova oggi alla resa dei conti, da una parte vi è un’idea di maggiore apertura, cooperazione e integrazione degli stati, con una necessaria responsabilizzazione dei governi nazionali ma anche e soprattutto dei popoli, dall’altra parte una fredda visione tecnocratica di alcuni paesi del centro-nord Europa. Di certo, di queste due strade, solo una porta l’Unione Europea nel futuro, altrimenti nel XXI secolo si ritornerà a parlare soltanto di continente europeo e di stati nazionali.</p>



<p>L’Europa tornerebbe ad essere il campo di battaglia, sul quale si misurerebbero gli&nbsp;<strong>Stati Uniti d’America</strong>&nbsp;e la&nbsp;<strong>Russia</strong>, con la&nbsp;<strong>Cina</strong>, nuova superpotenza mondiale, a fare da terzo incomodo. Non so chi potrebbe prevalere, so di certo chi soccomberebbe! A questo punto, bisogna trovare il coraggio di gettare il cuore oltre l’ostacolo e trasformare il veleno in farmaco, percorrendo la strada di una più intensa azione europeista.</p>



<p>Sarà necessario consentire l’elezione del Parlamento Europeo, sulla base di liste europee, nelle quali si possa scegliere il rappresentante, non in base alla nazionalità ma per i valori espressi. Muoviamoci verso un governo unico europeo, che armonizzi i sistemi fiscali, che si occupi di sicurezza e welfare comuni. Una nuova Unione Europea, fatta di popoli fratelli e solidali, nella quale le rispettive diversità potranno costituire gli ingredienti per un maggiore sviluppo, piuttosto che di una timorosa diffidenza.</p>



<p>Solo così l’Unione Europea potrà vincere quella sfida lanciata dall’emergenza Covid-19 e acquisire quella soggettività politica, sul piano internazionale, che la renderà finalmente matura, capace di confrontarsi e competere con le altre potenze mondiali.</p>



<p>Articolo pubblicato su <a href="https://www.ilriformista.it/lunione-europea-e-il-rischio-di-essere-un-amaro-rimpianto-72589/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il Riformista</a></p>



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		<title>Appello per un europeismo non di sinistra.</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Jan 2018 10:53:20 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Perché in Italia, l’unico che cerca (in malo modo) di cavalcare una politica europeista è Renzi? Perché solo Renzi sembra di avere capito che una politica credibile, sia sotto l’aspetto economico, sia sotto quello strategico dell’antidemagogia, sia naturalmente vocata ad una visione saldamente europeista?</p>
<p>Ci abbiamo provato, con LiberaItalia, a formare un soggetto politico (non di sinistra) e lontano dal leaderismo renziano, per animare un’area politica di credibile e concreto europeismo, che coniughi la richiesta nazionale di maggiore credibilità, la difesa delle frontiere, la responsabilità della gestione dei flussi migratori, l’attenzione verso il mondo delle PMI e dei professionisti e la necessità di un passo avanti sul percorso di costituzione degli Stati Uniti d’Europa.</p>
<p>Credo che oggi in Italia, vi sia una domanda di liberalismo fuori dal centrosinistra, lontana dalle posizioni politiche espresse dai governi Renzi-Gentiloni ma ancor più lontana dalla demagogia spinta dei vari Salvini-Meloni-Grillo-Di Maio. LiberaItalia incarna l’offerta di rappresentanza che incontra quella domanda e che mi piacerebbe potesse saturare.</p>
<p>Spero che nella XVIII legislatura vi possa essere un nutrito drappello di autentici liberali che possano ridare dignità alla politica italiana, quella dignità che manca oggi e che, malauguratamente, potrà ancor di più mancare domani.</p>
<p>La prossima legislatura sarà cruciale per i destini del nostro paese, auspico una profonda presa di coscienza da parte dei cittadini e da parte dei partiti politici. Mi auguro che i primi riflettano a fondo sulla gravosità della scelta politica ed i secondi abbiano il coraggio di cambiare pelle, di mondarsi dei vecchi personaggi che hanno con il loro agire determinato l’attuale stato di crisi, di puntare a RINNOVARE l’offerta politica sia in termini di programmi e <em>vision</em>, che in termini di persone. Non sono giovanilista a tutti i costi, sono per la competenza e la credibilità. L’età anagrafica non è importante, conta molto di più la dignità e la natura della spinta interiore.</p>
<p>Il PD di Renzi non ha credibilità sufficiente per offrire riscontro a questi temi, perché troppo impastoiato in retoriche veterocomuniste.</p>
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		<title>Le libertà decadenti nell’Italia di oggi *</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Apr 2017 11:24:47 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Andrea Pruiti Ciarello]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le libertà decadenti è il titolo che abbiamo voluto dare a questa pomeridiana conversazione, poiché vogliamo focalizzare l’attenzione sulla situazione di decantismo liberale, che sembra aleggiare concretamente sul nostro Paese e sull’intera Europa. I movimenti populisti e demagogici si alimentano della rabbia della gente, innescata dalle crescenti difficoltà economiche congiunturali e spingono verso modelli politici [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le libertà decadenti è il titolo che abbiamo voluto dare a questa pomeridiana conversazione, poiché vogliamo focalizzare l’attenzione sulla situazione di decantismo liberale, che sembra aleggiare concretamente sul nostro Paese e sull’intera Europa. I movimenti populisti e demagogici si alimentano della rabbia della gente, innescata dalle crescenti difficoltà economiche congiunturali e spingono verso modelli politici che mettono a serio rischio le libertà fondamentali, fino ad ora riconosciute come inviolabili nell’intero Occidente.</p>
<p>Sappiamo troppo bene che questi movimenti demagogici e populisti prosperano laddove vi è incultura ed un basso livello di consapevolezza politica e istituzionale.</p>
<p>Confortati da molti dati statistici, noi crediamo che in Italia il numero di persone consapevoli della situazione politica ed istituzionale e finanche il numero di chi coltiva una sana coscienza civica vada quotidianamente degradando.</p>
<p>“Libertà decadenti” perché alcune libertà fondamentali rischiano di essere private della loro effettività e rimanere lettera muta della nostra costituzione</p>
<p>In questo quadro socio-politico, riteniamo che la libertà di manifestazione del pensiero riconosciuta dall’art. 21 della Costituzione sia pericolosamente minata, nell’ambito della sua effettività, dal crescente ricorso a “fake news” e sostanziale impunità di chi, soprattutto <em>on line</em>, lede la reputazione di qualcun altro.</p>
<p>La libertà di associazione, cristallizzata nell’art.18, altro fondamentale pilastro delle garanzie costituzionali, sembra perdere di consistenza, di fronte a tendenze culturali, mediatiche e politiche che negli ultimi mesi hanno catturato l’interesse dell’opinione pubblica.</p>
<p>Per introdurre la tematica odierna, sono andato a rivedere i lavori preparatori dell’Assemblea Costituente e precisamente il dibattito che c’è stato tra gli eletti dell’Assemblea e tra i componenti della prima sottocommissione “Diritti e doveri dei cittadini”, in merito al testo degli artt. 18 e 21.</p>
<p>L’art.18 stabilisce che “1) I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale. 2) Sono proibite le <strong>associazioni segrete</strong> e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.”</p>
<p>Vi furono diverse proposte di emendamenti al testo poi approvato, uno dei quali, proposto dai relatori Basso e La Pira, prevedeva di aggiungere “preventiva” a “senza autorizzazione” ma il brillante intervento di <strong>Roberto Lucifero d’Aprigliano</strong>, monarchico e liberale, che fu anche segretario del PLI fino al dicembre del 1948, ottenne la soppressione di quell’aggettivo, ritenuto <strong>limitativo</strong>, poiché poteva far pensare che il legislatore, pur non potendo imporre autorizzazioni preventive, ne potesse tuttavia imporre di successive alla costituzione della associazione.</p>
<p>Il secondo comma prevede la proibizione delle associazioni segrete e di quelle che perseguono scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare. Fermi restando gli ampi spazi indicati nel primo comma dell’art.18, la prima sottocommissione si divise sul significato da attribuire alle parole “<strong>associazioni segrete</strong>” e vi fu un serrato dibattito tra l’on. Della Seta ed il presidente della prima sottocommissione on. Tupini, che portò la medesima sottocommissione a presentare al vaglio dell’assemblea plenaria due diverse proposte di formulazione; delle due, venne approvata quella del testo vigente, più asciutta, rispetto a quella proposta dall’on. Della seta, che prevedeva, nella sua formulazione, degli indici dai quali si sarebbe riconosciuta una associazione segreta. Quella formulazione, apparentemente più precisa e didascalica, avrebbe certamente creato maggiori difficoltà interpretative, rendendo meno elastica e generale la norma costituzionale.</p>
<p>La prima sottocommissione trovò un consenso unanime, comunque, nel definire segrete quelle associazioni “<strong><em>che cercano di celare la loro esistenza</em></strong>”, lasciando un perimetro costituzionale di libertà particolarmente ampio.</p>
<p>È importante sottolineare l’estrema serenità e lungimiranza dei costituenti che, nonostante fossero appena usciti da un periodo oscuro per ciò che riguarda l’esercizio delle libertà civili, hanno avuto il coraggio di adottare norme largamente libertarie. Mi sento di affermare che oggi, alcune forze politiche demagogiche che rischiano di diventare maggioritarie nel nostro Paese, non avrebbero la stessa serenità e lungimiranza, nel caso in cui fossero chiamate ad riscrivere l’art.18 della Costituzione.</p>
<p>In effetti, assistiamo, da parte di una crescente fascia di popolazione, a fenomeni degenerativi e liberticidi che meritano di essere analizzati a fondo e stigmatizzati, laddove puntino a limitare la libertà di chi intenda associarsi per fini che non siano in contrasto con le leggi penali, il riferimento più immediato è al recente dibattito innescato dai provvedimenti di sequestro degli elenchi degli iscritti, subiti dal Grande Oriente d’Italia e dalle altre analoghe associazioni massoniche italiane ed anche ad un progetto di legge, proposto da un componente della commissione parlamentare antimafia, che ha ricevuto il plauso <em>bipartisan</em> di chi agita demagogicamente le folle, guardando solo il dito che indica la luna.</p>
<p>L’art. 21 della Costituzione stabilisce che “1) Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. 2) La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. […] 6) Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume”. Tale formulazione definisce il contenuto del diritto di manifestazione del pensiero e pone, quale unico limite costituzionale cogente, al suo libero esercizio, quello del rispetto del buon costume.</p>
<p>Il diritto di manifestare il proprio pensiero e quello di farlo attraverso la stampa e gli altri mezzi di informazione hanno imposto un necessario collegamento tra la libertà di informazione e le forme proprie di una democrazia pluralista, che per essere tale richiede un’opinione pubblica consapevole, cioè, prima di tutto, informata.</p>
<p>Nel tempo, la tutela apprestata dall’art. 21 Cost. dal profilo attivo della libertà di informare è stata estesa, attraverso alcune pronunce della Corte Costituzionale, al profilo passivo della ricezione delle notizie, lungo le direttrici fondamentali del riconoscimento di un “<strong>diritto ad essere informati</strong>”, da soddisfare con interventi positivi a opera dello Stato, e del pluralismo quale valore primario sotteso all’intero sistema dell’informazione, assicurando la possibilità di accedere alla pluralità delle voci presenti nella società (c.d. “pluralismo interno”), sia a una molteplicità di fonti informative in concorrenza (c.d. “pluralismo esterno”).</p>
<p>Tale “diritto passivo” viene direttamente e immediatamente tradotto in diritto soggettivo dell’individuo, di carattere assoluto, assistito dalla clausola di inviolabilità di cui all’art. 2 della Costituzione.</p>
<p>Le statiche sulla vendita di quotidiani (cartacei ed online), pubblicate periodicamente da “Accertamenti Diffusione Stampa”, attestano un preoccupante calo medio delle vendite, nel solo 2016, pari a circa il 18% ed il <em>trend</em> sembra proseguire anche per l’anno 2017.</p>
<p>Il calo di vendita dei quotidiani ha certamente più di una causa ma contribuisce a sviluppare quell’incultura e quella disinformazione che sono il terreno di coltura della <strong>demagogia liberticida</strong> che, le istituzioni culturali liberali, come la Fondazione Einaudi, cercano operosamente di avversare.</p>
<p>Il drammatico calo di ascolti dei Tiggì nazionali ed il crescente ricorso a canali alternativi di informazione, soprattutto attraverso i social network, rendono l’intero sistema dell’informazione fluido e difficilmente verificabile. Grazie al regime di anonimato che la rete, in qualche modo garantisce, vi è una sostanziale impunità per chi dolosamente crea e diffonde notizie false, al fine di danneggiare qualcuno. C&#8217;è bisogno di una adeguata comprensione del problema e di uno studio delle motivazioni alla base della diffusione delle <em>fake news</em>.</p>
<p>Le notizie false sono in aumento a causa del modello sul quale si basano i mezzi di comunicazione, il modello commerciale-pubblicitario, che si occupa di convincere l’utente, il lettore, a cliccare per visualizzare i contenuti e, con questo, garantire un guadagno crescente a chi ha pubblicato quella notizia.</p>
<p>Una notizia falsa può risultare più accattivante e così, “acchiappare più clic”. Le <em>fake news</em> sono, certamente, più redditizie delle notizie vere e proprie ed anche i giornali “storici” e più blasonati abbelliscono molte notizie con titoli od immagini accattivanti.</p>
<p>Per limitare il fenomeno delle <em>fake news</em> e regolamentare il settore è stato recentemente presentato un Disegno di Legge ma l’iter legislativo sembra prospettarsi lungo e complicato.</p>
<p>Vi è poi il fenomeno della naturale persistenza on-line di eventuali notizie false o lesive della reputazione, che fa nascere l’esigenza di tutela del c.d. Diritto all’Oblio, cha ha trovato una forma embrionale di riconoscimento anche nelle prime pronunce dell’Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali ma che, negli ultimi anni, a causa della crescente strumentalizzazione, sembra avere trovato un brusco arresto.</p>
<p>In questo settore, in così rapida evoluzione servono strumenti anche giuridici innovativi, capaci di contemperare i diversi e complementari aspetti della libertà di espressione e della tutela alla riservatezza, avendo ben chiaro però che la libertà di espressione costituisce di per sé la garanzia di tutti gli altri diritti costituzionali e che, come diceva Friedrich von Hayek nel suo saggio “<em>La società libera</em>”: “<em>La libertà è essenziale per far posto all&#8217;imprevedibile e all&#8217;impredicibile; ne abbiamo bisogno perché da essa nascono le occasioni per raggiungere molti dei nostri obiettivi</em>”.</p>
<p>Rassegna stampa dell&#8217;evento: <a href="http://www.andreapruiti.eu/wordpress/wp-content/uploads/2018/11/Agenparl-27.04.2017.pdf">Agenparl-27.04.2017</a></p>
<p>La registrazione audio/video del convegno è stata curata da radioradicale.it ed è raggiungibile al seguente URL:</p>
<p><iframe src="//www.radioradicale.it/scheda/507313/iframe?i=3704166" width="560" height="355" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>*testo tratto dalla relazione tenuta nel convegno &#8220;Le libertà decadenti&#8221;, organizzato dalla Fondazione Luigi Einaudi, il 27.4.2017, nella sala del refettorio di palazzo San Macuto, in Roma.</p>
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